Logo ufficiale della Regione Veneto

Home    |    Newsletter    |    Contatti    |    English

home page > temi di indagine per il ptrc > la montagna

La Montagna

La montagna è sempre stata considerata come un territorio "diverso", in primo luogo per ovvie ragioni legate alla morfologia fisica, ma anche per una certa specificità culturale, uno stile di vita adattatosi nel corso del tempo a situazioni limite.
Su questa diversità si è fondata la politica nazionale per la montagna, che interpretandolo sostanzialmente come territorio svantaggiato, se ne è occupata con provvedimenti di tipo assistenziale, che non sono quasi mai riusciti a invertire quel lungo processo di marginalizzazione di cui la montagna è vittima fin dalle grandi rivoluzioni ottocentesche.
Fin dalla fine dell'Ottocento infatti industrializzazione e urbanizzazione hanno progressivamente messo in crisi la montagna in quanto luogo di vita, crisi che si è acuita nel confronto con la rapida crescita che ha coinvolto i territori della vicina pianura.
Marginalità, declino demografico, abbandono, sono ancora oggi realtà che caratterizzano molte aree della montagna e che non si possono trascurare nel quadro della pianificazione di un territorio regionale sano ed equilibrato.
Ma questa non è l'unica caratteristica della montagna veneta: ad aree marginali fanno da contrappunto vallate più dinamiche, che hanno saputo elaborare un loro specifico modello di sviluppo.

Una politica territoriale per la montagna veneta deve considerare non solo la diversità rispetto all'esterno, alla pianura, ma anche la differenziazione al suo interno: in una stessa provincia, dove le vallate affrontano diversi processi di sviluppo o di declino, che conservano in maggiore o minore misura una significativa cultura locale o attivano azioni di resistenza al declino, ma addirittura in una stessa vallata che, come spesso accade, può essere colpita dall'abbandono nelle frazioni più alte, ma essere area di urbanizzazione nel fondovalle.
Queste caratteristiche chiedono prima di tutto di essere osservate con pazienza e con strumenti adeguati; in secondo luogo chiedono provvedimenti specifici e calati nel contesto, capaci sia di riconoscere la diversità che di articolarsi secondo le differenziazioni interne.

Il sistema degli obiettivi e delle azioni del PTRC si fonda su alcuni principi imprescindibili.
In primo luogo il riconoscimento della fragilità del territorio montana e dell'importanza del presidio dell'uomo a garanzia di manutenzione del territorio; poi la necessità di comprendere e tutelare una civiltà alpina che è in realtà un insieme variegato di culture (si pensi alle numerose minoranze presenti nella montagna veneta, dai Lessini a Sappada);
il riconoscimento dello straordinario valore ambientale di questi territori, preziosi habitat per specie rare e protette; infine, ma non ultima, la necessità della responsabilizzazione delle amministrazioni e degli abitanti nella gestione sostenibile del proprio territorio;
la necessità di orientare il turismo verso modi di frequentazione rispettosi della natura, delle tradizioni e della cultura locale;
l'opportunità di seguire strategie di sviluppo economico integrato, capace di allontanare il rischio della "monocoltura turistica", anche lavorando in sinergia con le attività primarie e puntando sull'innovazione e sullo scambio di buone pratiche tra aree alpine.

Questo è quanto chiedono anche gli strumenti internazionali per le montagne, come la Convenzione delle Alpi (protocolli "agricoltura di montagna", "pianificazione territoriale" e "popolazione e cultura" in questi mesi in discussione, e l'Agenda 21 (art. 13, dedicato alle montagne). Questo è anche ciò che i piani provinciali, con i quali l'ufficio del PTRC ha lavorato in sinergia, stanno mettendo in cantiere.
Seguendo questi principi di fondo, il PTRC dispone, per ciascun tema (uso del suolo; biodiversità; energia, risorse e ambiente; mobilità; sviluppo economico, crescita sociale e culturale), alcune azioni specifiche per le zone montane.
Dal punto di vista della regolazione dell'uso del suolo il PTRC si concentra sulla lotta all'abbandono in sinergia con le realtà locali (specifici provvedimenti sono previsti per disincentivare l'abbandono delle aree coltivate, per controllare l'avanzamento spontaneo del bosco e per premiare il recupero edilizio e paesaggistico di qualità), sulla gestione dei processi di urbanizzazione, sulla prevenzione dei rischi naturali.

All'interno del contributo del PTRC alla tutela e all'accrescimento della biodiversità la montagna occupa un ruolo di rilievo in quanto territorio di eccezionale valore ambientale, area in cui sono concentrate le più estese aree "core" della rete ecologica regionale, e in cui le aree di connessione hanno comportamenti funzionali più virtuosi. La montagna però non è una semplice riserva di natura ma un luogo in cui si sono elaborate nel tempo forme avanzate di equilibrio nel rapporto uomo natura. In questo senso si muovono le previsioni del PTRC per tutelare l'agricoltura di montagna in quanto attività di mantenimento del paesaggio naturale e culturale di cui è necessario però salvaguardare anche il valore economico.
Anche sotto il profilo delle risorse, la montagna ha un ruolo assai significativo. Se da un lato è necessario razionalizzare il sistema delle fonti diffuse di produzione di energia, in vista di una futura autosostenibilità energetica delle vallate, l'apporto in termini di fornitura di acqua e di energia dovrà essere ricomposto nell'ottica di una più ampia collaborazione a scala regionale.
La mobilità è un settore strategico per le aree marginali e deve essere affrontato con la massima sensibilità per garantire in primo luogo le necessarie connessioni con la pianura permettendo la partecipazione ai grandi processi di sviluppo che si stanno avviando; ma anche e soprattutto migliori collegamenti tra le valli, tra le diverse parti della montagna che solo dialogando come hanno sempre fatto in passato posso continuare ad elaborare una cultura specifica e innovativa.

Lo sviluppo economico deve essere qui più che altrove vista la fragilità del tessuto sociale, improntato al massimo equilibrio. è importante garantire infatti un'economia integrata, che reagisca alla pericolosa monocoltura del turismo, o a quella industriale: tutti i settori devono essere rappresentati. Si incentivano dunque le iniziative economiche di vallata (le filiere corte che permettono di fare economia locale), in particolare quelle legate alle produzioni tipiche e quelle innovative. è necessario infatti puntare con forza sull'innovazione e sulla formazione, soprattutto la formazione superiore (di cui le aree montane soffrono una carenza strutturale) unico vero provvedimento a lungo termine contro il declino demografico e sociale e capace di aprire la strada ad iniziative innovative anche in campo economico.

La formazione ha una grande importanza anche per la crescita sociale e culturale, il cui aspetto territoriale è affrontato dal PTRC valorizzando le identità locali (con particolare attenzione alle aree di confine e alle minoranze, nonchè al ruolo della proprietà collettiva), le risorse culturali del territorio, la garanzia dei servizi per mantenere la popolazione in montagna, l'attivazione di relazioni virtuose tra i residenti e i visitatori e tra gli abitanti della montagna e gli abitanti della pianura anche attraverso percorsi strategici che riconnettano questi due mondi nel quadro di un Veneto più "slow" e più ricco in qualità della vita.
Queste azioni puntano a inserire la politica territoriale regionale in un processo già avviato di riconoscimento del nuovo ruolo della montagna, cui tutte le montagne del mondo sono chiamate: non più territori svantaggiati ma aree di elaborazione di modelli alternativi e innovativi di sviluppo.